UCIIM S. Agata Militello

Essere docenti oggi

DOCENTE PEDAGOGO

Umberto Tenuta

 Il docente insegna perché l’alunno comprenda (“prenda assieme“) e apprenda(“prenda nella mente“).

Sembrano oramai definitivamente superate le concezioni secondo le quali il docente travasa le conoscenze dalla sua mente a quelle degli alunni ovvero le imprime nella mente degli alunni (1).

La mente dell’alunno non è una tabula rasa sulla quale si può scrivere, né un recipiente nel quale si possano riversare le conoscenze. La mente è attiva, sempre attiva, anche nella percezione: anche nel “vedere” un oggetto la mente interpreta, decodifica, elabora i segnali e ricostruisce l’immagine (2).

Tuttavia, occorre considerare che l’immagine dell’alunno passivo destinatario dell’insegnamento è stata imperante per troppo lungo tempo perché possa essere facilmente e completamente superata. L’attività del docente viene quasi sempre identificata con l’attività dell’insegnare.

Al riguardo, riteniamo utile riportare alcuni passi di un’intervista a S. Papert a cura di Enrico Pasini e Filippo Viola: <<in tutta la letteratura sull’apprendimento e l’istruzionel’enfasi è posta su come insegnare. C’è ben poca enfasi riguardo a come imparare. E si è riflettuto ben poco su che tipo di concetti, su quali abilità debbano essere sviluppate se si vuole migliorare la capacità di apprendere, in particolare su quali siano le forme di conoscenza che maggiormente conducono a migliorare tale abilità. Ritengo che nell’insieme il lavoro degli educatori sia stato prendere certi argomenti, ad esempio la storia, e stabilire come presentarli in modo che fossero semplici da insegnare. E questo è molto diverso dal presentarli in modo che siano semplici da apprendere. Ma questo non lo si è davvero fatto molto, almento nell’ambiente dell’istruzione. Questa dunque è la prima intenzione: cercare di presentare dei modi di pensare intorno a varie forme di conoscenza che le rendano più facilmente imparabili>> (3).

È estremamente difficile superare la centralità dell’insegnare e fare spazio alla centralità dell’apprendere. Eppure basterebbe considerare che, se non è motivato, l’alunno si impegna e quindi non comprende e non apprende. In effetti, occorre prendere atto che il protagonista dell’apprendimento è l’alunno. È l’alunno che vede i colori e le forme; è l’alunno che ode le parole ed i suoni; è l’alunno che percepisce i sapori e gli odori ecc.

Ma soprattutto è l’alunno che costruisce i concetti effettuando nella sua mente le operazioni di generalizzazione e di astrazione. Se l’alunno non effettua queste operazioni, non comprende e non apprende.

E allora qual è il compito del docente?

Che cosa fa il docente se non accompagnare (pedagogo, colui che accompagna il bambino) e guidare l’alunno nel suo processo di apprendimento?

Il docente è il pedagogo che accompagna gli alunni nei luoghi dell’apprendimento, nei contesti di apprendimento, e li aiuta, li orienta, ma senza mai sostituirsi a loro. Al riguardo, riteniamo opportuno riportare quanto Vittorio Brizzi scrive (4), a proposito dell’apprendimento della tecnica del tiro con l’arco

<<La Costruzione Personale parte dal presupposto che qualsiasi tipo di conoscenza non deve essere “trasmessa” dal maestro all’allievo, come bene o male è stato ogni tipo di insegnamento a cui siamo stati sottoposti fino ad oggi in tutti i campi (Espositivismo); con un docente, cioè, che plasma l’allievo forzandolo ad apprendere nozioni e modelli. In questo modo le conoscenze rimangono appiccicate all’esterno della sfera delle sue conoscenze e non si radicano, se non con molta fatica, in profondità (è questa fatica una delle prime responsabili dei molti abbandoni).

L’insegnante cerca invece di far scoprire all’allievo la sua propria idealizzazione della disciplina, stimolandolo nel concretizzare la sua personale interpretazione la quale parte già da un’idea posseduta in partenza e che a mano a mano deve raffinarsi. In questo modo l’apprendimento acquisisce sostanza, non viene dimenticato e soprattutto gratifica, perché è sostanzialmente creato a misura dallo studente stesso. Il docente deve stimolare l’allievo in modo tale da evidenziare ed eventualmente anticipare gli ostacoli che egli troverà nel cammino, e sarà l’allievo stesso a proporre soluzioni che non comportano l’osservanza di nessun dogma precostituito e gratuito…. La figura del docente sfuma dall’immagine di colui che obbliga ad un percorso d’apprendimento a tappe precostituite, trasformandosi in un compagno (più esperto) di scoperte, che propone strade diverse finché la forma più gratificante del cammino si forma da sé nell’allievo.

Egli (l’allievo) “costruisce” in prima persona ciò che più lo gratifica… La didattica dovrà essere impostata quindi in una direzione estremamente flessibile attraverso undialogo Istruttore-allievo costante, in cui il primo “propone” esperimenti e il secondo li esegue commentandoli più profondamente possibile. Da questo dialogo l’Istruttore deve trarre spunti per poter proporre via via situazioni diverse che enfatizzino gli ostacoli canonici che l’allievo troverà nel suo cammino di scoperte. All’allievo non potrà mai venir detto che ciò che compie è sbagliato e basta, ma gli si dovranno proporre esercizi tali per cui egli stesso percepisca, ad esempio, instabilità, tensione o disagio. I suoi non saranno più “errori”, quindi, ma difficoltà nel superare ostacoli. Il compito dell’ Istruttore, ripetiamo, dovrà essere quello di enfatizzare questi ostacoli per renderli più evidenti e meno insidiosi, e quindi più facilmente affrontabili dall’allievo stesso. Non bisogna dare mai la soluzione ad un quesito posto. Bisogna farla ricercare all’allievo, ed aiutarlo nella ricerca; una volta trovata, concettualizzarla>>.

Forse la metafora del Pedagogo va utilizzata fino in fondo. Il Pedagogo accompagnava l’alunno, che apparteneva ad un ceto sociale superiore e come tale aveva diritto anche al suo rispetto. Oggi sembrano superate le classi sociali, ma ciò non significa che il docente pedagogo non debba continuare a rispettare l’alunno. Evidentemente, il rispetto deve essere reciproco: il docente rispetta l’alunno e l’alunno rispetta il docente. Ma forse occorre considerare che per insegnare all’alunno il rispetto, il docente gli deve offrire l’esempio, perché il rispetto è un atteggiamento e gli atteggiamenti si apprendono per imitazione di modelli significativi.

L’attenzione all’alunno, la sua centralità nel processo educativo, dovrebbe essere una cosa seria, quanto la centralità del docente. Due centralità, in rapporto reciproco, da uomo a uomo, da persona a persona. Innanzitutto, la centralità dell’alunno, <<impegnato a soddisfare il suo bisogno di conoscere e di comprendere, a possedere unitariamente la cultura che apprende ed elabora>> (5).

L’alunno impegnato a comprendere e ad apprendere, ma impegnato soprattutto a intraprendere il cammino della sua formazione che è il cammino della sua vita. Attraverso il cammino dell’educazione, l’alunno si forma, acquisendo conoscenze, capacità ed atteggiamenti (6).

In questo impegno, l’alunno non può essere abbandonato a se stesso (7), perché non si cresce, non si diventa adulti (8), non si acquisiscono le conoscenze, le capacità e gli atteggiamenti, se non con la guida dell’adulto (9).

Ma, con un’avvertenza: l’adulto, il docente ovvero, se si preferisce, l’educatore sa che la sua azione è funzionale alla crescita dell’alunno. Egli, quale pedagogo, ha il dovere di accompagnarlo nei processi apprenditivi e formativi.

Come dice J. Dewey, <<L’insegnante non è nella scuola per imporre alcune idee al ragazzo, ma come membro della comunità, per selezionare le influenze che agiscono sul ragazzo, assisterlo convenientemente a reagire ad esse>>.

A prescindere dalla individuazione delle mete da perseguire, processo nel quale va coinvolto anche l’alunno, il compito del docente è quello di accompagnare l’alunno nel suo viaggio formativo. È l’alunno che cammina. Ma il docente gli sta al fianco, per aiutarlo.

<<Maestra, aiutami a fare da sola>>, dice la bambina alla Maestra.

Docente pedagogo: un docente che aiuta, che opera perché l’alunno cammini da solo e raggiunga la meta, senza correre il rischio di disperdersi lungo il suo percorso formativo. Un docente pedagogo, pienamente responsabile di un cammino dal quale dipende il destino dell’alunno , degli alunni che le famiglie, fiduciose, affidano alla sua responsabilità.

Un docente pedagogo responsabile.


Note

1. <<Il maestro>>, si diceva nei Programmi didattici del 1867, <<si astenga dal dare dimostrazioni che in quella tenera età non sarebbero intese. Si limiti ad imprimer bene nelle menti degli scolari le definizioni e le regole>>(LOMBARDI F.M., I Programmi per la scuola elementare dal 1850 al 1985, La Scuola, Brescia, 1987, pp. 49-50).

2. In merito cfr. GUILLOME P., La psicologia della forma, Giunti-Barbera, Firenze, 1965; KATZ D., La psicologia della forma, Einaudi, Torino, 1954.

3. Convegno sulla “vita artificiale”

4. ARCO (Greentime Editori, 1996)

5. Programmi didattici per la scuola elementare del 1985.

6 In merito cfr. TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in RIVISTA DELL’ISTRUZIONE, MAGGIOLI, RIMINI, 1998, N. 5.Conoscenze Capacità Atteggiamenti in DIDATTICA@EDSCUOLA.COM

7. I bambini lupo, come il selvaggio dell’Aveyron, testimoniano come fuori dal consorzio umano non si diventa uomini.

8. Alunno deriva da alere (alimentarsi e quindi crescere: chi si alimenta cresce, diventa adulto, cioè cresciuto).

9. La metafora di Virgilio che accompagna Dante e poi, al termine del cammino educativo, lo lascia solo, perché adulto, padrone di sé: <<ora te sovra te corono e mitrio>>.

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